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Come superare paura e imbarazzo

Se state leggendo queste righe vorrete sapere la frase che automaticamente mi ripeto per superare delle situazioni di paura o imbarazzo.

Premetto che:

Una volta letta la catalogherete come: “si… e quindi?!”

Invece, riflettendoci e contestualizzandola alla vostra situazione attuale, capirete che è un modo di pensare che cambia la vita.

L’iter sopra descritto è quello che è capitato a me. Sono rimasto fermo alla fase “si… e quindi?!” per molto tempo, poi un giorno mi sono trovato in una situazione complicata e mi è tornata in mente.

E’ stato il cosiddetto “Click“. Da allora quella frase mi fa compagnia ogni giorno.

Non indugiamo oltre, è giunta l’ora di rivelarvela:

Affogò perché si vergognava a gridare aiuto

La prima volta che la ho utilizzata è stata quando lavoravo come programmatore in quello che senza dubbio posso definire l’ambiente peggiore mai sperimentato.

Entravo dalla porta la mattina alle 8 fresco come una rosa (andavo a piedi, da quanto vicino abitavo, e ciò mi aiutava ad iniziare la giornata lavorativa carico) e inondavo l’ufficio con un caloroso “Ciao!”.
Le teste dei capi, a lavoro da chissà quale ora, a malapena si alzavano dai monitor e rispondevano sistematicamente con un mugugno che suonava come “ciao un paio di…”.

Interagire con loro era sempre un supplizio, il ragionamento che stava dietro a tutto era:
“Ti abbiamo assunto per fare le cose che sai fare in autonomia e senza chiederci nulla… Però devi farle come vogliamo noi.”

Quindi comunicazione zero e incomprensioni sempre!

Mi trascinavo così tra un progetto e l’altro cercando di interpretare al meglio le specifiche finché un giorno mi consegnano un progetto importante e complesso.

Inizio a studiare la documentazione e inizio a sudare freddo… Tutto era
assolutamente interpretabile in almeno 3 modi. E ogni interpretazione dava vita ad altrettanti scenari ambigui.

Capii subito che quel progetto sarebbe stato la mia morte.
Dopo aver passato ore a cercare di trovare una linea di sviluppo che potesse essere facilmente stravolta senza troppi problemi… il “click“
Mi sono visto al largo, in mezzo al mare. Guardavo la spiaggia e vedevo le persone camminare, abbronzarsi e giocare.

C’era un problema, però. Stavo annegando.

E mi sono subito chiesto:
“Ma davvero me ne frega qualcosa di sembrare stupido per pochi istanti, quando ho in gioco tutto il resto della vita?”

“Ma davvero me ne frega qualcosa delle risposte dei capi alle mie richieste di chiarimenti? La mia vita andrà avanti ugualmente, e voglio che sia fantastica. Che senso ha perdere il buon umore e il sonno solo perché non ho voglia di gridare aiuto?”

Tutto in pochi secondi, mi sono alzato e sono andato a chiedere le delucidazioni necessarie.
Sono passati molti anni ma quello che vi ho raccontato mi è rimasto impresso a fuoco nella mente e ora mi spinge ad agire ogni qual volta sento di doverlo fare.

Quotidianamente

Ogni giorno ci capita di “affogare”, per un motivo o per un altro. Una commissione delegataci dalla moglie (o dal marito) in maniera ambigua, un accordo verbale con gli estremi poco chiari…

Perché non prendere il toro per le corna e chiedere chiarimenti subito? E’ davvero meglio risparmiarsi lo sbattimento di pochi secondi di dialogo in più per evitare alla lunga problemi ben più grossi?
Anche perché questo comportamento è un modo di vivere. Così come lo facciamo per le piccole cose, lo facciamo anche per le grandi.
L’accordo verbale con estremi poco chiari potrebbe fare riferimento a una cosa banale oppure a qualcosa di importantissimo, quale la compravendita di una casa.

Magari eravamo convinti che il giardino antistante facesse parte della proprietà e invece a carte firmate ci rendiamo conto che non è così.
Quindi ci fermiamo a pensare al perché non abbiamo “gridato aiuto” chiedendo chiarimenti riguardo alla proprietà del giardino.
La risposta è semplice e si riassume in una frase:

Così come fai una cosa, così le fai tutte

Ci comportiamo in ugual modo sia nelle piccole cose che nelle grandi, semplicemente diamo al nostro cervello una linea guida e lui con l’autopilota la segue.

Seriamente…

Davvero ha senso farsi il sangue cattivo e rovinarsi le giornate per il semplice fatto che non osiamo chiedere chiarimenti?

Il nostro atteggiamento diventa ancora più subdolo quando scarichiamo sugli altri i nostri limiti. “Eh, ma tanto non mi risponde” oppure “Ma cosa vuoi che ne capisca quello?”.

E così abbiamo eretto un muro di autodifesa che permette a questo comportamento di perpetrare.
Dobbiamo però ricordarci che giocando in questo modo, il perdente è uno solo… e lo vediamo guardandoci allo specchio.

Un ultimo consiglio

Spero di aver chiarito l’importanza di questo cambio di comportamento, che definire cambia-vita è quasi limitativo.
Di certo non vi sveglierete domattina pronti a contestare qualsiasi decisione del capo (non è questo lo scopo della lettera), ma vi consiglio di iniziare ad ascoltarvi un po’ più nel profondo, partendo magari dalle discussioni domestiche o con gli amici. Quando si arriva a qualche decisione che sentiamo non del tutto chiara…

ALT! E’ ora!
Alziamo la mano e gridiamo aiuto!

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